I dubbi di Harvard

Tempo fa sul Corriere della Sera uscì un articolo dal titolo “I team non funzionano” Harvard contesta le certezze. I team servono ancora? E i brainstorming? E gli open space? Insomma, i sancta sanctorum della manualistica manageriale tutti messi in discussione; milioni di pagine di saggistica aziendale e di ore di aula di formazione buttati al vento. Tutto inutile. E giù ancora a biasimare strategie e parole utilizzate per far fronte alla grande crisi: outsourcing, downsizing, reengineering. Tutte parole e concetti che per la ex docente dell’Harvard Business School Shoshana Zuboff sono state propagate attraverso gli insegnamenti nelle scuole di business causando sofferenza e destabilizzazione nell’economia mondiale e accelerando così la caduta libera del capitalismo in questo secolo.

3662900639_af17bf12c6Pare che questa furia iconoclasta su idee e “religioni” formative aziendali sia solo ai suoi timidi inizi. Ne vedremo delle belle.

Ad oggi da più parti si rivendica la supremazia del pensiero, la capacità di pensare, rivedere e mettere in discussione. Tutti i “monoteismi” sono in crisi. Ideologie, credo, format sociali ed economici , format-formativi creati per raccontare un’unica verità, una sola possibilità, un solo modo di poteressere.

Scuole di business e formazione sono messe in discussione. Le possibilità di resuscitare i desideri e non solo i doveri dell’essereumano si moltiplicano in tempi di crisi. Tenere insieme i dubbi, non sapere cosa andare ad insegnare durante tempi incerti è dura da accettare specialmente quando frequentare un Master richiede investimenti sostanziosi per pagare rette per la maggioranza impossibili.

Fa strano pensare che solo una buona dose di pratiche più o meno filosofiche ad agire sul buon senso e sulla natura di ogni essere umano possano fare molto di più di tanta competenza su metodi e processi, su esperienze derivate da modelli di sviluppo e di crescita del passato. Fa strano anche pensare di chiedere troppo denaro ad uno studente per mettere in luce e diffondere storie e testimonianze di saggezza non più originate dalle prassi delle corporations, dal pensiero strategico originato da board profumatamente oliati da bonus (bonus e carriere rapide presentate come obiettivo da molte Business School a giustificare le laute rette percepite).

Fa strano rendersi conto di non avere più un target definito come quello dei manager e leader di domani; è un target che sa di vecchio, sa di parole che già puzzano, che già si nascondono e proteggono in vista degli attacchi della furia iconoclasta che si avvicina.

Fa strano pensare a scuole di business che educhino donne ed uomini al presente, aiutandoli a capire come diffondere nuovi modi di pensare, nuovi modi di essere e fare per abbellire il mondo.
Fa strano diventare dei mentors, delle guide quasi spirituali negli stretti ed impervi sentieri del business!
(av)

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