Gli esercizi del buon HR

Chi in un’azienda ha il compito di gestire il personale dovrebbe essere dotato di uno spirito di ossservazione sopra la media e avere uno sguardo vigile (e imparziale) sulla realtà che lo circonda. Per perfezionare queste facoltà ecco una serie di prove “pratiche” e di validi suggerimenti.

Scarica l’articolo integrale con gli esercizi del buon HR - pubblicato sul numero 166 di DP Direzione del Personale

E come Empatia

EmpatiaNella compilazione del nostro ideale vocabolario per la trasformazione – che è il tema della nuova stagione di welink – siamo arrivato alla E di empatia, ovvero quella dote  che ci permette di essere dentro il sentire dell’altra persona in modo consapevole.

Chi prova empatia riesce a sentire cosa l’altra persona sta provando, mantenendo al contempo la consapevolezza che ciò che sta sentendo, non è una sua sensazione, bensì è il riflesso di ciò che sente l’altra persona.

Nella sua grande complessità di significati e di pratiche siamo piuttosto convinti che l’Empatia sia oggi un potentissimo mezzo di trasformazione. E quindi abbiamo cercato di declinare in una serie di video questo concetto, così come è stato espresso nell’arte contemporanea e nella Storia, ma anche raccontato attraverso il linguaggio delle favole o nel quotidiano  delle relazioni sentimentali.

Trovate tutto qui.

Hi-Touch: ripartire dalle proprie intenzioni

hitouch-01Oggi all’interno delle organizzazioni il mantra diffuso è quello di lavorare sul potenziale, ricercare i talenti e fare in modo che le persone diventino imprenditori di sé stessi, responsabili e proattivi.
In questo scenario nasce Hi-Touch un prodotto rivolto a coloro che si occupano di progetti e che gestiscono persone all’interno delle organizzazioni. Hi-Touch offre una serie di incontri via Skype con un coach, selezionato direttamente dal coachee, con il quale intraprendere un percorso di sviluppo volto a trasformare le intenzioni in azioni concrete.
Un coach che si prende cura di ciò che sta a cuore alle persone e non di quel che interessa le organizzazioni.
Hi-Touch diventa così una straordinaria opportunità, leggera ed accessibile, per capire dove risiede la propria unicità e originalità, oppure individuare quelle risorse e abilità che abbiamo ma che non conosciamo. Aiutando le persone a trasformare le loro intenzioni in azioni concrete (attività, progetti, ricerca su stessì) permette loro di costruire il loro futuro, vedere e capire quali sono le responsabilità che gradiscono, sciogliere nodi e individuare opportunità.
Le organizzazioni possono utilizzare queste attività liberatorie di sviluppo delle proprie persone, per permette loro di avere una maggiore consapevolezza di sé, e quindi una maggiore focalizzazione in ciò che si è e si fa.
Hi-Touch non lavora sulla riparazione, ma su un’iniezione di potenza e carica energetica.
Crediamo che oggi lavorare sulle intenzioni delle persone possa aiutare a creare dei percorsi di lavoro interessanti per realizzare progetti con un’energia e un entusiasmo di cui oggi c’è davvero bisogno.

Welink – Nuovo vocabolario per la trasformazione

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Come forse avrete visto, da fine Gennaio è ripartito welink, la newsletter quindicinale gratuita di Inspire. Mentre lo scorso anno il tema era “Divieni ciò che sei, prima che sia troppo tardi” una sorta di esercizio di autotuning e presa di autocoscienza, prendendo come pretesto la profezia Maya, per il 2013 il tema è ancora l’inevitabile percorso di trasformazione che tutti noi dobbiamo percorrere. Siamo però di fronte a un cambio di paradigma molto profondo che investe non solo i concetti ma anche le parole, e quindi l’alfabeto.
Quindi per questa stagione di welink proporremo un vocabolario capace di ridare direzione e senso a ciò che dobbiamo e vogliamo fare. Parole dimenticate e significati nuovi. Parole nuove e significati dimenticati. Parole dette e ascoltate con nuove e inedite intenzioni. Parole “piene” che facciano accadere le cose.
Ogni quindici giorni, una lettera e una parola, un breve spiegazione, e 4 video/foto per ispirarci. Abbiamo iniziato con la A di Abbondanza, poi con la B di Bellezza e proseguiremo con la C di Corpo.
La newsletter welink è gratuita e per riceverla potete cliccare qui.

Impressioni a Wisdom 2.0 – 2° parte (DOMAIN OF BEING)

2010-03-12-Wisdom2confimageTornati da San Francisco abbiamo avuto la bella sorpresa di trovare su La Lettura del Corriere della Sera un articolo su Wisdom 2.0 e che cita la presenza di Inspire all’evento. Continuiamo però con le nostre impressioni.

A Wisdom 2.0 volutamente non ti dicono molto su cosa accadrà. Si deve fare spazio a qualcosa di nuovo, per cui viene evitata l’eccessiva programmazione; allow space for the unexpected come dice l’organizzatore, l’uomo nuovo Soren Gordhamer.
Lo spazio è un’opportunità. E qui l’opportunità è creare questo spazio per rompere una barriera tra tecnologia e antiche saggezze.
Creare spazi di presenza. È molto diverso da quello che succede normalmente. Qui tutti cercano di essere presenti e non distratti da altro. Non è tanto importante cosa sei tu o cosa vuoi o puoi dire, ma conta sopratutto l’esplorazione del “ricevere”, mettersi nella predisposizione interiore per ricevere appieno ciò che l’altro dice.
Ma torniamo al rapporto tra consapevolezza e tecnologia che era alla base di Wisdom 2.0.
Con la tecnologia siamo nel DOMAIN OF DOING: quindi fare qualcosa sempre e sempre più velocemente. Ma c’è anche un altro dominio, ovvero il DOMAIN OF BEING. Certo, non è così attraente come il primo perché, di base, non accade proprio nulla. Ecco perché risulta difficile esercitare il muscolo del BEING regolarmente.

Per farlo emergere non è solo mettersi immobili nella posizione del loto; la meditazione, invece, è come viene vissuta la vita a momento per momento.
Ed è proprio qui che il cerchio si chiude, con una domanda cruciale. Come sarà il doing che viene fuori da questo tipo di saggezza?

Impressioni a Wisdom 2.0 (1° parte) – YOU ARE HERE

{12C84FA5-47C8-425E-B105-F6A92F559F3B}Img400Come detto nel precedente post – e come testimoniato su Twitter e Facebook – Inspire è andata a San Francisco a Wisdom 2.0, la conference che unisce tecnologia, impresa e percorsi di ricerca personali.
In questo e nei prossimi post proviamo a raccontare cosa ci siamo portati a casa da questa esperienza.
Innanzitutto, San Francisco. La sensazione era di stare in una bolla laboratorio del nuovo mondo che verrà. Il titolo del libro di Jon Kabat Zinn (presente anche lui) “Wherever you go there you are” riesce a dare il senso al tutto. Siamo arrivati qui. La ricerca è stare qui.
La sala è enorme, vari livelli, tanti mezzanini, migliaia di metri quadri per accogliere quasi duemila persone.
L’ambiente è caldo: legno, decorazioni, statue di buddha appartenenti ad epoche e paesi diversi. Tutto molto casual e californiano. Niente di ricercato e laccato. I cartelli con le scritte di Confucio, di Omero e di Lao Tzu e delle saggezze planetarie sono attaccati con lo scotch. Tutto è semplice e naturale.
E poi gli stand più commerciali che vanno dalla pubblicità di librerie al software con le pratiche da fare in ufficio sviluppate dal Dalai Lama, da Eckart Tolle, da Thích Nhất Hạnh , dalla rivista Spirituality And Health alla promozione delle nuova conferenza dal titolo Business Compassion alla Stanford University il prossimo 30 aprile.
E poi le aree di incontro, le lounge targate mindfulness e google, gli spazi dello yoga e della meditazione.
Le plenarie sono brevi: un esperto di networking che ci fa subito alzare, presentare attraverso key words ai vicini, Tribe Breakout Sessions di confronto con altri in sotto gruppi (What was the yes that made you come here? What is it that most excites you in your life?).
E poi interruzioni con musica e ritmi tribali, spuntini a base di formaggio e pasticci salati vari, vino rosso e birra. Network naturale.
Questa informalità è veramente preziosa: ti fanno sentire che conti tu non quelli che te la raccontano. La tua esperienza è ciò che vale veramente. Qui.
Non abbiamo mai smesso di conoscere gente interessante. Giovani, quelli che da noi in italia non si capisce dove si nascondono. Tanta diversità a lavoro. E poi pieno di volontari gentilissimi pieni di premure. Tutti a fare attività di cura, comunicazione, coaching a vario titolo.
In serata mentre nell’area centrale si faceva musica ai lati si formano dei gruppetti sui mezzanini che meditavano in silenzio. Giapponesi, asiatici, afro, meticciati vari. Tutti uniti nel silenzio.
Che dire?
Sembrava tutto così vero. Lo era davvero.

WISDOM 2.0: mindfulness e tecnologia

2700315717-2Da oggi fino a domenica a San Francisco avrà luogo un convegno dal titolo Wisdom 2.0 il cui sottotitolo è “How can we live with greater presence, meaning and mindfulness in the technology age?”. Manager e direttori generali delle principali digital company come Google, Twitter, LinkedIn e Facebook discutono di spiritualità e benessere psicologico legata alle persone e al business.

L’obiettivo di tutti i partecipanti, secondo l’organizzatore Soren Gordhamer, è coniugare saggezza e sviluppo tecnologico, serenità e trasformazione. In particolare il fine di questa edizione è fare in modo che le varie pratiche di consapevolezza individuale (dalla mindfulness alla meditazione, dalla pratiche di respirazione alle varie forme di misticismo) si trasformino in cultura aziendale. Tentare quindi di unire la moderna tecnologia e la saggezza perenne attraverso il confronto e la creazione di nuovi modelli che abbiano come riferimento principale la persona.
Inspire parteciperà direttamente a questi incontri e nel corso della prossima settimana vi daremo conto dei vari dibattiti. Intanto qui il programma degli interventi.

La strategia (positiva) del silenzio

no_noise_selfridgesAll’interno dei luoghi di lavoro delle aziende più avanzate è sempre più frequente trovare spazi ed aree dedicate alla persona: stanze delle meditazione, del respiro, del riposo. Nelle aziende di matrice anglosassone, specialmente nel settore dell’Information Technology è una pratica ormai consolidata.

Il tema del benessere e del ben-essere è ormai trasversale e di vitale importanza, al punto che sta diventando anche strategica non solo per il lavoro ma anche per i consumi

Selfridges, la famosa catena di department store londinese ha recentemente lanciato la campagna No Noise, in cui invita i clienti a ricercare momenti di pace e tranquillità all’interno del punto vendita. Il progetto, che durerà fino a fine febbraio, prevede diverse iniziative. Innanzitutto l’apertura di una Sala del Silenzio, uno spazio per il detox mentale in cui i visitatori sono invitati a lasciare ogni distrazione tecnologica fuori dalla porta, con tanto di meditazione collettiva guidata da un ex monaco. E poi molte altre iniziative: corsi di meditazione in negozio, “Food For Thought”, sale di prodotti alimentari naturali con tanto di nutrizionisti a disposizione, conferenze e workshop per indurre calma interiore, installazioni di “Mindful art”, e il “Quiet Shop”.

Se anche una catena, che fino a pochi anni fa era uno dei simboli in Inghilterra dello shopping frenetico, si lancia in queste iniziative – anche se puramente promozionali – vuol dire che le cose stanno veramente cambiando: un campanello di allarme che ci avverte simbolicamente della necessità di un “ribilanciamento dell’economico”.

Al di là di tutto

leadershit Al di là delle ragioni, materia da dietrologisti e complottisti quali noi siamo costitutivamente in quanto italiani, resta l’evento. Inatteso, spiazzante, epocale.
Si dice che “morto un Papa se ne fa un altro”, ma Benedetto XVI non è morto, semplicemente se ne va. Prima del tempo. Di quel tempo che avrebbe potuto legittimamente prendersi e consumare. Che molti leader, meno fortunati di lui perchè hanno formalmente una scadenza prestabilita, si prendono e consumano. Salvo poi chiederne ancora – non ne hanno mai abbastanza – elargendo promesse a destra e a manca.
Invece lui, proprio lui che potrebbe restare a vita, se ne va. Chi l’avrebbe mai detto?
Kennedy un tempo disse che davanti ad un evento ci si può legittimamente chiedere “perchè?”, ma altrettanto legittimo sarebbe chiedersi “perchè no?”.
Ciò che Benedetto XVI lascia in eredità, con questo gesto, non ha nulla a che fare con il passato, roba da vaticanisti, ma ha a che fare con il futuro. Lascia spazio.
E di questi tempi, vi sembra poco?

E’ davvero un nuovo inizio

Eccoci tornati dalle vacanze natalizie e dalla “scampata fine del mondo” che è stato il nostro pretesto editoriale per i numeri di welink per tutto il 2012.
Ok, siamo ancora qui. Più forti e motivitati di prima, convinti che stiamo vivendo una fase di trasformazione. Che ha bisogno di nuovi occhi, per svelarsi e che ha bisogno di nuove intenzioni, per realizzarsi. Per questo motivo, non solo welink continuerà offrendo chiave di interprentazione, nuove ispirazioni e nuove pratiche, ma sopratutto Inspire sente oggi di essere nel suo momento e quindi la nostra presenza nel sito, sul web, nei social network e nel mondo sarà particolarmente attiva e progettuale.

E per iniziare questo nuovo capitolo vogliamo prendere in prestito uno speech di qualche mese fa di Ervin Laszlo, filosofo della scienza considerato il fondatore della teoria dei sistemi, che coincide perfettamente con il pensiero che abbiamo sviluppato in questi mesi e che continueremo a comunicare e a praticare con la nostra attività.
“Sempre più persone sembrano convinte che qualcosa di drammatico avverrà alla fine del 2012. Se è vero che il mondo non diventerà all’improvviso un paradiso in terra, potremmo tuttavia avviare un processo che vada in quella direzione, perché quando la fine dell’anno sarà giunta e passata vorrà indiscutibilmente dire che c’é un futuro per l’umanità. Tuttavia non si sa ancora come sarà quel futuro. Tutto ciò che sappiamo è che i processi di cambiamento che abbiamo innescato nel corso del XX secolo raggiungeranno un punto di non ritorno [...]
Abbiamo l’opportunità unica e molto probabilmente irripetibile di orientare l’odierno pensiero umano [...] Per cogliere questa opportunità occorre rendersi conto che se dobbiamo cambiare il mondo – il nostro mondo – dobbiamo prima cambiare noi stessi. In altre parole, [...] deve cambiare la nostra consapevolezza”.

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